L'attesa sta per terminare, domenica sarà ECCELLENZA
L'attesa sta per terminare, domenica sarà ECCELLENZA

L’estate sta finendo e ci sono segnali inequivocabili che ne annunciano la fine.

Le giornate si accorciano, gli ombrelloni cominciano lentamente a chiudersi e nei bar ritorna una delle discussioni più antiche d’Italia: “Chi è la favorita? Per me vincerà…”

Vengono stilati i calendari dei campionati e significa che il pallone sta per ricominciare a rotolare.

E quando si avvicina un nuovo campionato di Eccellenza, forse il modo migliore per raccontarne l’attesa è lasciarsi cullare dal ritmo delle canzoni per godere ancora un po’ d’estate.

Perché il calcio italiano, prima ancora che attraverso moduli, classifiche e statistiche, trova un magnifico racconto nelle parole di cantanti, cantautori e nelle note dei musicisti.

E allora non si può che partire da Francesco De Gregori.

“Nino non aver paura…”

Bastano queste quattro parole de La leva calcistica della classe ’68 per riportarci all’essenza del gioco.

Perché anche nell’Eccellenza del 2026/2027 ci sarà qualche nuovo Nino. Un ragazzo che entrerà in campo per la prima volta tra i grandi, magari con le gambe leggermente più pesanti del solito e lo sguardo verso la tribuna alla ricerca di un volto conosciuto.

Sbaglierà un controllo o forse anche un rigore.

Sentirà qualcuno urlare che “questo non è pronto”.

Poi magari, cinque minuti dopo, metterà il pallone all’incrocio e quello stesso signore dalla tribuna spiegherà agli amici di aver sempre sostenuto che il ragazzo aveva talento.

È una delle poche certezze scientifiche del calcio dilettantistico.

Poi arriveranno loro: i centrocampisti.

Quelli che corrono mentre gli altri prendono gli applausi.

Per loro Luciano Ligabue ha scritto praticamente una categoria professionale:

Una vita da mediano”.

In Eccellenza ne serviranno parecchi.

Gente capace di recuperare palloni, coprire quaranta o più metri, prendere una botta, rialzarsi e sentirsi dire dall’allenatore:

“Bravo. Adesso rifallo.”

Mentre il numero dieci, dopo essersi elegantemente risparmiato per qualche minuto, inventerà un assist e finirà nelle foto dei quotidiani o dei social del giorno dopo.

È (il) calcio.

Non è necessariamente giusto, ma è (il) calcio.

E poi c’è la regola che vale dalla Serie A fino all’ultimo campo di provincia.

Gli 883 l’hanno sintetizzata perfettamente già nel titolo: “La dura legge del gol”.

 

Puoi giocare bene. Puoi avere possesso palla, intensità, sovrapposizioni, statistiche, baricentro alto e magari persino quella misteriosa espressione contemporanea chiamata “riaggressione immediata”.

Ma alla domenica sera qualcuno domanderà comunque:

“Quanto avete fatto?”

E difficilmente accetterà come risposta: “Però abbiamo avuto il 63% di possesso.”

Il calcio continua ad avere questo difetto meraviglioso: alla fine conta quante volte il pallone entra dentro una porta.

E proprio per questo, prima dell’inizio del campionato, possiamo concederci anche qualche “notte magica”, prendendo in prestito le parole diventate immortali di Un’estate italiana di Gianna Nannini e Edoardo Bennato.

Perché agosto e settembre sono i mesi nei quali tutti hanno ancora diritto a sognare.

La squadra costruita per salvarsi guarda segretamente i playoff.

Quella che punta ai playoff pensa che, in fondo, il primo posto non sia poi così lontano.

Chi deve vincere il campionato sostiene prudentemente che “l’obiettivo è fare bene”.

E chi ha cambiato quindici giocatori assicura che il gruppo è già una famiglia.

Poi arriverà ottobre e, come sempre, provvederà a riportare tutti sulla terra la fredda ed asettica classifica.

Ma questo è il bello dell’attesa.

L’ Eccellenza sta per ripartire portandosi dietro sedici storie, sedici paesi o circoscrizioni di città, centinaia di calciatori e migliaia di persone che continueranno a compiere quel piccolo rito domenicale che resiste alle generazioni.

Ci saranno trasferte lunghe e trasferte apparentemente brevi che diventeranno lunghissime.

Campi perfetti e campi sui quali il primo controllo sarà già considerato una raffinata esibizione tecnica.

Ci saranno giovani Under ai quali verrà chiesto di crescere velocemente e veterani che ogni estate annunciano di essere all’ultima stagione per poi ritrovarsi puntualmente, dodici mesi dopo, al primo giorno di preparazione.

Ci saranno presidenti che prometteranno di non parlare mai degli arbitri e questo, generalmente accade, fino alla seconda giornata.

Allenatori che ripeteranno che “la partita più importante è la prossima”.

Direttori sportivi convinti di avere scoperto un fenomeno che “se avesse avuto la testa avrebbe giocato almeno in Serie B”.

E tifosi capaci di passare, nell’arco dei novanta minuti, da:

“Quest’anno siamo fortissimi” a: “Non ci salviamo nemmeno con un miracolo”, per poi tornare, dopo il gol allo scadere, a programmare la trasferta della domenica successiva.

Anche questo, in fondo, è patrimonio culturale del nostro calcio.

Ma quando l’arbitro fischierà l’inizio della prima partita, tutto ciò che è stato detto durante l’estate perderà improvvisamente importanza.

Non conteranno più i proclami, i nomi, gli acquisti annunciati come colpi di mercato né le amichevoli vinte ad agosto.

Comincerà il campionato vero.

Quello delle domeniche sotto la pioggia, dei palloni sporchi da spingere lontano dall’area, delle vittorie “rubate” che sembrano meravigliose e delle sconfitte immeritate che sembrano tragedie greche.

Quello nel quale, per tornare ancora a De Gregori, “un giocatore lo vedi dal coraggio”.

Forse è proprio questa la frase che meglio accompagna l’inizio di una nuova Eccellenza.

Perché passeranno le giornate e cambieranno le classifiche.

Qualche squadra favorita deluderà e qualcuna che oggi viene osservata distrattamente sorprenderà tutti.

Ci saranno domeniche da ricordare e altre che sarebbe meglio dimenticare già durante il viaggio di ritorno.

Ma per diversi mesi, da un angolo all’altro della Calabria, torneranno ad accendersi campi, tribune e discussioni.

E dentro quel rettangolo verde continueranno a esserci uomini che corrono dietro a un pallone e persone che, dall'altra parte della rete, continueranno incredibilmente a crederci insieme a loro.

Forse è per questo che il calcio continua ad avere bisogno delle canzoni e viceversa.

Perché una classifica racconta chi ha vinto.

Una canzone, qualche volta, riesce a raccontare perché continuiamo a tornare allo stadio.

E allora prepariamoci.

La musica dell’estate sta per abbassarsi.

Quella dell’ Eccellenza calabrese sta per cominciare.

E, almeno fino al primo fischio d’inizio, tutti primi in classifica perché

Forse non sarà una canzone

A cambiar le regole del gioco

Ma voglio viverla così quest'avventura

Senza frontiere e con il cuore in gola

Buon Campionato di Eccellenza a tutti.