L'antipasto di coppa e poi il campionato. La Deliese è pronta!
L'antipasto di coppa e poi il campionato. La Deliese è pronta!

Ci siamo.

Dopo settimane di mercato, allenamenti, sudore, amichevoli, pronostici, fotografie, presentazioni, speranze e immancabili sentenze da bar  quelle che ad agosto stabiliscono già chi vincerà il campionato e chi retrocederà possibilmente entro Natale, sta per cominciare davvero la nuova stagione della Deliese.

Prima, però, c’è l’antipasto della Coppa Italia.

E si sa: l’antipasto è una cosa pericolosa. Dovrebbe servire soltanto ad aprire lo stomaco, ma dalle nostre parti, se piace, rischia di diventare pranzo, cena e discussione fino al lunedì successivo.

Per la Deliese, poi, questa non sarà una stagione qualunque.

Dopo vent’anni si torna in Eccellenza.

Vent’anni.

Abbastanza perché nel frattempo sono cambiati i telefoni, le automobili, le televisioni, i social network e persino il modo di discutere di calcio. Una volta al bar si aspettava il giornale del lunedì. Oggi bastano sette secondi dopo il fischio finale perché qualcuno abbia già pubblicato la propria analisi tattica completa, individuato tre errori dell’allenatore, due acquisti sbagliati e un terzino, che viene da un paese alla fine del mondo, “fortissimo” visto in un video di quarantadue secondi.

Benvenuti nell’Eccellenza 2026/2027.

Per affrontarla servirebbe forse uno di quei vecchi avvisi televisivi: consigli per gli acquisti.

Il primo consiglio sarebbe semplice: acquistare una buona dose di pazienza.

Perché l’entusiasmo è enorme, ed è giusto che sia così, ma l’Eccellenza non concede interessi sul capitale accumulato l’anno precedente. La promozione conquistata sul campo rimane nella storia; dalla prima partita, però, il contatore torna impietosamente a zero.

Zero punti. Zero vittorie. Zero pareggi. Zero sconfitte.

E sedici squadre convinte, più o meno apertamente, di avere qualcosa da dire.

La Deliese parte con una certezza e gli interrogativi fisiologici del cambio di categoria.

La certezza è quella maglia amaranto che ritorna dove mancava da due decenni.

Gli interrogativi sono quelli che accompagnano ogni neopromossa.

Saremo all’altezza?  Quanto cambia davvero l’Eccellenza rispetto alla Promozione?

I nuovi si inseriranno? I giovani reggeranno? Quanto conterà l’entusiasmo? Quanto peserà l’inesperienza?

E soprattutto: dopo tre giornate qualcuno riuscirà ancora a ricordarsi che l’obiettivo dichiarato era vivere un campionato tranquillo?

Domanda difficile.

Perché il calcio è l’unico settore dell’economia nel quale le aspettative si rivalutano del 300 per cento senza bisogno di una delibera del consiglio di amministrazione.

Vinci la prima? Possiamo stare lassù. Vinci le prime due? Quasi quasi… Pareggi la terza? Peccato, erano due punti persi. Perdi la quarta? Meglio spegnere il telefono.

Ecco perché un vecchio slogan torna particolarmente utile: “La potenza è nulla senza controllo”.

Tradotto in amaranto: entusiasmo sì, ma con giudizio.

Sognare è gratuito, per fortuna, e a Delianuova nessuno ha mai chiesto il permesso per farlo. Ma tra il sogno e la realtà ci sono novanta minuti ogni domenica, avversari attrezzati, trasferte complicate, episodi, infortuni, squalifiche, pali, traverse e quel pallone che, quando decide di non entrare, potrebbe tranquillamente avere un contratto personale con il portiere avversario.

La Deliese arriva al nuovo campionato portandosi dietro l’onda lunga di una stagione straordinaria, ed è, forse, proprio questo il piccolo rischio.

Quando hai vissuto un anno nel quale tante cose sono andate nella direzione giusta, la memoria diventa selettiva. Ci si abitua alla vittoria con una velocità impressionante.

La vittoria, però, crea dipendenza.

E non esiste ancora un foglietto illustrativo che spieghi come gestirne gli effetti collaterali.

Per questo bisognerà imparare anche ad apprezzare un pareggio sofferto, una partita sporca, un punto conquistato con i denti, magari una domenica nella quale gli altri saranno semplicemente più forti.

Non sarà rassegnazione. Sarà Eccellenza.

Del resto, “Provare per credere”.

E la prima possibilità di provare arriva subito con la Coppa Italia.

La Coppa è il trailer della stagione.

Non racconta necessariamente come finirà il film, ma qualcosa lascia intravedere: condizione atletica, meccanismi, personalità, fame, capacità di soffrire.

Naturalmente sappiamo già cosa succederà.

Se la Deliese giocherà bene, sentiremo dire: “Squadra interessante”.

Se vincerà bene: “Questi possono fare un campionato importante”.

Se dovesse vincere molto bene: “Io l’avevo detto a luglio”.

Se invece qualcosa andrà storto: “È calcio d’agosto”.

Il meraviglioso vocabolario del pallone prevede sempre una via d’uscita.

Forse, è proprio questo il bello.

Perché dietro l’ironia resta un dato molto più serio: domenica dopo domenica la Deliese tornerà a misurarsi con un campionato che a Delianuova mancava da vent’anni.

Ci saranno nuove piazze, nuove rivalità sportive, squadre costruite per vincere, formazioni esperte della categoria e altre capaci di trasformare ogni partita in una battaglia.

Non serviranno proclami. Servirà continuità. Non servirà vincere il campionato a settembre.

Servirà conquistarsi ogni domenica il diritto di giocare quella successiva con qualche certezza in più.

E magari qui torna utile un altro reperto della pubblicità italiana: “L’ottimismo è il profumo della vita”.

Ottimismo, appunto. Non euforia.

Perché tra le due cose passa la stessa differenza che c’è tra guardare la classifica alla seconda giornata e guardarla alla venticinquesima.

La speranza è inevitabile.

Qualcuno sognerà la parte sinistra della classifica, altri, senza dirlo troppo forte, guarderanno ancora più su.

Altri firmeranno immediatamente per una salvezza senza patemi.

Tutti, però, partiranno allo stesso modo: con quella curiosità quasi infantile di vedere fin dove può arrivare questa squadra.

Ed è giusto così.

Il tifoso che non sogna è come un centravanti che non tira: tecnicamente può esistere, ma non se ne comprende bene l’utilità.

Poi ci sono le paure.

Quelle che non finiscono mai sulle locandine.

La paura che la categoria possa essere troppo dura.

Che un avvio difficile possa togliere sicurezza.

Che qualche episodio storto faccia dimenticare in fretta quanto di buono è stato costruito.

Sono timori normali, persino salutari. Significano che questa Eccellenza conta.

Che non è semplicemente una riga in più nell’organigramma federale.

È qualcosa che Delianuova ha aspettato vent’anni.

E allora forse, per una volta, possiamo adattare anche il concetto di un celebre slogan che raccontava il valore della casa: per chi ama questi colori, quando c’è la Deliese c’è qualcosa che assomiglia molto a casa.

A maggior ragione oggi.

Perché dopo una stagione vissuta lontano, tornare a parlare di calcio, aspettative e futuro significa anche riappropriarsi lentamente di qualcosa che appartiene alla comunità.

E qui non esistono campagne pubblicitarie capaci di spiegare fino in fondo cosa significhi.

Lo capisce chi aspetta la domenica. Chi domanda la formazione.

Chi conosce tutti i giocatori, compresi quelli che non ha mai visto giocare.

Chi alle 15.58 sostiene che “oggi basta anche un pareggio” e alle 16.12, sullo 0-0, chiede perché la squadra non attacchi con otto uomini.

È il calcio. È il tifoso. È Delianuova.

E visto che siamo entrati definitivamente nello spirito pubblicitario, possiamo persino immaginare lo slogan perfetto per la stagione amaranto.

Non serve inventarne uno. Basta una parola:  Deliese. Basta la parola.

Ora può cominciare la stagione, con rispetto per tutti e paura di nessuno.

Con l’entusiasmo di chi torna dopo vent’anni e la prudenza di chi sa che la categoria va conquistata una domenica alla volta.

Con le aspettative, le speranze e qualche timore.

Con quelli che vedono tutto positivo, quelli che vedono tutto negativo e quelli, rarissimi esemplari da proteggere, che aspettano almeno il fischio d’inizio prima di esprimere un giudizio.

Prima c’è la Coppa Italia.

L’antipasto.

Poi arriverà il campionato.

E lì non serviranno slogan, testimonial o campagne promozionali.

Parlerà il campo, si spera quello che arride all’amaranto.

E, se alla fine della stagione avremo ottenuto ciò che tutti speriamo, potremo permetterci anche l’ultimo slogan.

Quello più semplice.

Quello che nel calcio funziona da sempre.

Provare per credere.