Nella provincia di Reggio Calabria il tema dell’agibilità degli impianti sportivi continua a rappresentare una delle questioni più delicate per Comuni, società calcistiche e tecnici incaricati.
Dopo il blocco imposto dalla Prefettura rispetto all’accesso del pubblico negli impianti privi della necessaria documentazione, alcune amministrazioni e società stanno cercando di individuare soluzioni che consentano almeno una riapertura parziale degli stadi, in attesa di completare il più complesso percorso verso la piena agibilità.
È in questo contesto che si inserisce il ricorso, sempre più frequente, alla procedura semplificata prevista per gli impianti con capienza contenuta entro le 200 persone e che, nella pratica, viene spesso tradotta nella scelta prudenziale di fissare il limite a 199 spettatori.
Una soluzione che consente, in determinate condizioni, di riaprire almeno parzialmente le porte degli impianti, ma che non deve essere confusa con l’ottenimento della piena agibilità.
La normativa italiana in materia di pubblico spettacolo, infatti, prevede per gli impianti con capienza pari o inferiore a 200 persone un regime semplificato nel quale alcune verifiche possono essere sostituite dalla relazione asseverata di un tecnico abilitato.
Il professionista incaricato deve certificare, assumendosene la responsabilità, che l’impianto, nella configurazione proposta e con quella determinata capienza, rispetti le condizioni di sicurezza richieste dalla normativa.
Si tratta di verifiche che riguardano numerosi aspetti: vie di esodo, uscite di sicurezza, accessibilità dei mezzi di soccorso, impianti elettrici, strutture, servizi, gestione dell’emergenza, separazione dei settori e tutte le ulteriori condizioni necessarie affinché il pubblico possa assistere alla manifestazione in sicurezza.
Il numero 199, dunque, non costituisce una sorta di ‘scorciatoia’ amministrativa e neppure una ‘sanatoria’ dell’impianto.
È, semplicemente, il risultato di una scelta tecnica e prudenziale effettuata all’interno di una fascia normativa che consente procedure più snelle rispetto a quelle richieste per impianti con capienze superiori.
Ma aprire uno stadio a 199 spettatori non significa che, nel giro di pochi giorni, lo stesso impianto possa automaticamente passare a una capienza di cinquecento, mille o più persone.
Il percorso verso la piena agibilità è molto più articolato.
Per superare il regime semplificato occorre infatti ricostruire e aggiornare l’intero fascicolo tecnico dell’impianto, verificare la situazione strutturale, gli impianti tecnologici, la prevenzione incendi, le vie di fuga, le tribune, i servizi, gli accessi, le separazioni e tutte le condizioni previste dalla normativa sugli impianti sportivi e sui locali di pubblico spettacolo.
A questo si aggiunge il ruolo fondamentale della Commissione di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, chiamata, nei casi previsti dalla legge, a esaminare la documentazione, valutare il progetto e verificare direttamente l’impianto prima dell’espressione del giudizio sulla sua agibilità.
Ed è proprio questo uno degli aspetti spesso sottovalutati.
La convocazione della Commissione non rappresenta un semplice atto formale.
Prima ancora della verifica finale occorre che il fascicolo sia completo, che eventuali carenze siano state eliminate e che i diversi soggetti competenti abbiano potuto esprimere le proprie valutazioni.
Tra questi anche quella del CONI.
Il parere tecnico-sportivo del CONI, pur non sostituendo quello degli altri enti chiamati a valutare gli aspetti di sicurezza, rappresenta un elemento significativo nella verifica della conformità funzionale dell’impianto.
Il CONI valuta infatti aspetti che riguardano la corretta utilizzazione sportiva della struttura, gli spazi destinati agli atleti, agli arbitri, agli spettatori, la disposizione delle aree e più in generale la rispondenza dell’impianto alle norme tecnico-sportive.
Considerarlo un passaggio marginale sarebbe quindi riduttivo.
In una pratica di piena agibilità, il contributo dei diversi organismi chiamati ad esprimersi concorre alla formazione di un quadro complessivo che deve offrire sufficienti garanzie sotto il profilo della sicurezza e della funzionalità.
Un altro aspetto da chiarire riguarda la prevenzione incendi.
Il fatto che un impianto venga aperto a 199 persone non significa che siano automaticamente superati tutti gli obblighi previsti dalla normativa antincendio.
Le attività sportive con capienza superiore a cento persone rientrano infatti tra quelle soggette agli adempimenti previsti dalla disciplina di prevenzione incendi.
Anche sotto questo profilo, quindi, la soglia dei 199 spettatori non equivale a un’esenzione dai controlli.
È, piuttosto, una modalità attraverso la quale, rispettando precise condizioni tecniche, si può consentire una fruizione limitata dell’impianto in attesa del completamento delle procedure più complesse.
Ed è proprio su questo terreno che, in alcuni dei centri della provincia di Reggio Calabria, si sta sviluppando in queste settimane un lavoro importante e spesso poco visibile.
Tecnici comunali, professionisti incaricati, uffici, amministratori e società sportive stanno cercando di recuperare documentazione talvolta datata, aggiornare planimetrie, verificare strutture e impianti, acquisire certificazioni e predisporre quanto necessario per arrivare alla convocazione delle Commissioni competenti.
Non sempre si tratta di procedure semplici.
In molti impianti esistono lavori effettuati nel corso degli anni, modifiche, ampliamenti o adeguamenti che devono essere ricostruiti documentalmente e verificati rispetto alla normativa vigente.
Occorre controllare che quanto riportato nei vecchi atti corrisponda realmente allo stato attuale della struttura.
In altri casi possono rendersi necessari ulteriori lavori di adeguamento.
È quindi comprensibile che il passaggio da una capienza limitata a una piena agibilità non possa essere completato nell’arco di pochi giorni.
La riapertura a 199 spettatori può rappresentare un primo risultato importante, perché consente alle società di tornare ad avere almeno una parte del pubblico sugli spalti.
Ma deve essere considerata per quello che è: una soluzione transitoria all’interno di un percorso tecnico e amministrativo più ampio.
Il vero obiettivo rimane quello di restituire progressivamente agli impianti sportivi della provincia la maggiore capienza possibile, naturalmente compatibile con le caratteristiche strutturali di ciascuno stadio e soprattutto con le condizioni di sicurezza richieste dalla normativa.
Ridurre tutto alla formula ‘lo stadio è aperto a 199 persone’ rischia quindi di non raccontare la complessità del lavoro che si sta svolgendo dietro le quinte.
Dietro quella cifra ci sono relazioni tecniche, verifiche strutturali, pratiche antincendio, documentazione amministrativa, responsabilità professionali e il coinvolgimento di numerosi enti.
E soprattutto c’è il lavoro di molti tecnici che stanno cercando di trasformare una riapertura parziale in una soluzione definitiva.
Per questo i 199 spettatori non devono essere considerati il punto di arrivo.
Sono, molto più semplicemente, un ponte verso la piena agibilità.
Un passaggio intermedio che consente al calcio dilettantistico di tornare gradualmente davanti al proprio pubblico, mentre prosegue il lavoro necessario affinché gli impianti possano essere restituiti in maniera stabile, completa e sicura alle comunità che li vivono ogni domenica.

